«Le martze a pià sono la storia della Valle d'Aosta, devono essere anche il presente ed il futuro.»
La prima martze a tre anni, portato dal fratello Davide che correva il Tor de Gargantua. Da allenamento estivo per lo sci di fondo è diventata il suo sport principale — l'onore di famiglia degli sci stretti è passato al cugino Federico Pellegrino.
La sua proposta è una rappresentativa regionale: «Mi piace ritrovare ancora adesso le radici che ho messo nelle martze a pià, a me come ad altri come Cunéaz, Bouamer, Farcoz, Aymonod. Se notate però sulle nostre canotte ci sono i nomi di società di fuori Valle, e ogni tanto mi chiedo se non sia possibile fare una rappresentativa valdostana simile all'Asiva dedicata alla corsa in montagna, valorizzando i valdostani in Italia e nel mondo. Potrebbe essere uno stimolo per i più giovani, che ora sono davvero in pochi».
Sull'arrivo dei trail vede una perdita di cultura della fatica: «Le martze sono dure, bisogna fare degli allenamenti specifici per prepararle, mentre il trail è più una festa per molti. Se notate, tanti trailer da ragazzini non facevano sport, mentre chi fa le martze è abituato fin da piccolo a fare fatica».
Sul sovraffollamento è il più diretto di tutti: «Da fuori Valle ci ridono dietro, ‘siete una bacinella di atleti e avete 60 gare a cui partecipano in 30’. È vero, ci sono troppe gare, ognuno pensa per sé con i calendari, qualcuno mette una gara sopra le altre disinteressandosi di tutto. Bisogna parlarsi, lavorare tanto sui social, fare una comunicazione importante, legare le martze alle sagre per coinvolgere tutta la famiglia».
citazioni dal dossier AostaSera, 14 aprile 2023