Le voci dal campo

Otto persone: quattro che corrono e quattro che organizzano. Sono quelle che il problema del sovraffollamento lo vivono la domenica mattina, non in una riunione.

Otto interviste raccolte da AostaSera nell'aprile 2023

Quattro di chi corre, quattro di chi organizza. Sono parole di chi le ha dette: restano tra virgolette, con nome, ruolo e data. Alcune situazioni descritte qui sono cambiate — dove il dossier annuncia una gara cancellata o un calendario, vale la data dell'intervista, non l'oggi.

Le regole che seguiamo sulle fonti

Chi corre · quattro voci

Le martze viste da chi le corre

Sono atleti cresciuti qui e arrivati in alto altrove. Hanno un punto di vista doppio: l'affetto per lo sport che li ha formati, e il confronto con quello che hanno visto fuori.

Xavier Chevrier in gara
Xavier Chevrier Campione europeo 2017, mondiale juniores 2009, bronzo europeo 2019 — classe 1990, di Nus

«Le martze a pià sono la storia della Valle d'Aosta, devono essere anche il presente ed il futuro.»

La prima martze a tre anni, portato dal fratello Davide che correva il Tor de Gargantua. Da allenamento estivo per lo sci di fondo è diventata il suo sport principale — l'onore di famiglia degli sci stretti è passato al cugino Federico Pellegrino.

La sua proposta è una rappresentativa regionale: «Mi piace ritrovare ancora adesso le radici che ho messo nelle martze a pià, a me come ad altri come Cunéaz, Bouamer, Farcoz, Aymonod. Se notate però sulle nostre canotte ci sono i nomi di società di fuori Valle, e ogni tanto mi chiedo se non sia possibile fare una rappresentativa valdostana simile all'Asiva dedicata alla corsa in montagna, valorizzando i valdostani in Italia e nel mondo. Potrebbe essere uno stimolo per i più giovani, che ora sono davvero in pochi».

Sull'arrivo dei trail vede una perdita di cultura della fatica: «Le martze sono dure, bisogna fare degli allenamenti specifici per prepararle, mentre il trail è più una festa per molti. Se notate, tanti trailer da ragazzini non facevano sport, mentre chi fa le martze è abituato fin da piccolo a fare fatica».

Sul sovraffollamento è il più diretto di tutti: «Da fuori Valle ci ridono dietro, ‘siete una bacinella di atleti e avete 60 gare a cui partecipano in 30’. È vero, ci sono troppe gare, ognuno pensa per sé con i calendari, qualcuno mette una gara sopra le altre disinteressandosi di tutto. Bisogna parlarsi, lavorare tanto sui social, fare una comunicazione importante, legare le martze alle sagre per coinvolgere tutta la famiglia».

citazioni dal dossier AostaSera, 14 aprile 2023

Catherine Bertone in gara
Catherine Bertone Maratoneta olimpica

«Bisogna attirare più gente da fuori Valle.»

Alla partenza di una martze non è raro imbattersi in lei, tra un corridore amatoriale e l'altro. Il suo giudizio parte da un merito: «Il punto di forza delle martze a pià sono i panorami e i percorsi, ma il problema grosso è la mancanza di comunicazione tra i vari attori».

«In Valle d'Aosta il calendario è carico di gare, con tante nuove manifestazioni che si sono inserite, ma manca un coordinamento. I nostri numeri sono quello che sono: già a livello nazionale, soprattutto dopo il Covid, c'è più gente che corre ma meno che si iscrive a una società e gareggia, e anche le grosse organizzazioni soffrono».

E individua il limite promozionale con un'immagine precisa: «Le nostre gare sono molto poco conosciute fuori Valle, siamo sempre un po' gli stessi a correre, bisognerebbe trovare un sistema per attirare dall'esterno che vada al di là di portare un volantino a Ivrea».

citazioni dal dossier AostaSera, 14 aprile 2023

Mathieu Courthoud Campione regionale 2022 — APD Pont-Saint-Martin

«Il nostro movimento è lontano dall'essere in salute.»

Ha vinto il campionato, e non ne è contento del tutto: «Mancano i partecipanti, diminuiscono le gare e si abbassa il livello. Avrei preferito forse arrivare terzo o quarto ma combattendo ogni gara e vedendo più partecipazione». Per lui il sovraffollamento è il problema principale, risolvibile con un calendario unificato.

La sua proposta parte dalla comunicazione: «Sarebbe bello ripartire da zero, rifondare il movimento, a partire dalla promozione: il sito è debole e non si trova niente sui social». Chiede anche un'identità visiva comune al circuito, con striscioni e gonfiabili unificati.

E una divisione dei compiti diversa: «L'Avmap dovrebbe occuparsi di medici, cronometraggio e speakeraggio, lasciando così agli organizzatori la possibilità di occuparsi principalmente della gara. Ci sono troppi vincoli di partecipazioni, ci vorrebbero anche dei pacchetti di iscrizioni».

citazioni dal dossier AostaSera, 14 aprile 2023

Omar Bouamer in gara
Omar Bouamer Specialista di strada e cross — classe 1989

«Chi corre le martze a pià è un guerriero.»

Arrivato alla corsa dopo un passato nel calcio, fa parte con Chevrier, Cunéaz e Lorenzo Brunier di un gruppo di amici che si spingono a vicenda. Il suo problema è tecnico: «L'ambiente è molto bello, ma ci sono tante gare e ogni anno sono sempre più dure e verticali, per uno stradista come me non è facile partecipare spesso perché non sempre è una buona forma di allenamento. In più, spesso i percorsi cambiano di anno in anno, quindi uno perde un po' il confronto con se stesso».

Le gare a cui è affezionato: Gargantua, Saint-Christophe, Bard, Valpelline, La Thuile, Cogne. La più dura che ha corso, dice, è il Baroli.

La sua priorità sono i tecnici: «Bisognerebbe portare i più piccoli dalle scuole, dall'atletica, ma anche dal calcio, a far provare le martze a pià. Ci vogliono allenatori ma non sempre le società sono disposte a investire in questo, ma sono la migliore scuola per correre».

Un calendario più ristretto non lo spaventa, a una condizione: «Tante gare si stanno trasformando in trail, ma se faccio una martze è perché voglio quel clima e quel tipo di gara. Non bisogna perdere gli affezionati».

citazioni dal dossier AostaSera, 14 aprile 2023

Chi organizza · quattro voci

Vale la pena organizzare una martze?

Meno atleti significa meno incassi, e chi organizza fatica a rientrare dei costi. Nel 2023 il dossier ha trovato tre situazioni diverse allo stesso tempo: c'è chi si è ritirato, chi resiste, e chi ha deciso di entrare adesso.

C'è chi parte…

La partenza del Tor de Gargantua, edizione 2019
Monia Rutigliani Fra le organizzatrici del Tor de Gargantua, Gressan — 44 edizioni

«Il Tor de Gargantua non si fa, purtroppo.»

È la gara più longeva del circuito, e nel 2023 si ferma: «Nonostante da 44 anni sia in quella data, l'ultimo weekend di maggio, quest'anno è stata organizzata negli stessi giorni la Aosta21K che per numeri, richiamo e molto altro è più forte. Abbiamo deciso di fare un passo indietro, senza polemica — perché tra sportivi non si fa polemica — in maniera elegante».

La rinuncia è anche una scelta economica: «Avremmo potuto farla lo stesso ma avremmo avuto troppi pochi iscritti a fronte di un impegno economico elevato e non sarebbe stato intelligente».

E una scelta comunicativa. Alla domanda se non avessero pensato di spostare la data, risponde con la proposta più concreta di tutto il dossier: «Vorremmo che questa esperienza sia l'occasione per lanciare un messaggio più forte: che ci sia più attenzione nel disciplinare e organizzare le gare che, sempre più, vengono fatte in Valle d'Aosta. Non c'è una logica, non c'è comunicazione e questo va a discapito di tutti: bisogna sedersi ad un tavolo e scrivere un regolamento per le manifestazioni sportive come quello che già esiste per quelle enogastronomiche e fieristiche».

citazioni dal dossier AostaSera, 14 aprile 2023

Giuseppe Baroli Organizzatore del Trofeo Baroli Sport, Villeneuve — 16 edizioni

«Bisogna cambiare tutto o le martze a pià scompariranno.»

La sua gara ha registrato il record di partecipazione del periodo — 277 atleti nel 2013 — e nel 2023 chiude. I numeri della fine: 90 iscritti senior nel 2022, 117 in tutto, contro 128 e 189 nel 2019.

I conti, spiegati per esteso: «Come organizzatori non ci si sta più dentro economicamente. Tra pacco gara e i premi obbligatori che dovevo dare a fronte di un centinaio di iscritti, arrivavo a rimetterci 2/3000 euro ogni volta. In più ci sono le spese per cronometristi, medici… La gente non lo capisce, con 10 euro di iscrizione ha tanti servizi e premi. Di questi tempi i Comuni stanziano sempre meno e anche le ditte sono in difficoltà».

Con Gloriana Pellissier ha fondato un'ASD e si concentra sul Vertical Tube Villeneuve: gestire due gare è troppo.

La sua proposta è una riforma delle premiazioni e una formula nuova: «Troppi paletti, troppi costi, troppi premi e pacchi gara. Bisognerebbe dare premi e pacchi gara solo a chi fa un certo numero di gare del campionato e per ogni singola gara premiare solo i primi, come nei trail e nei vertical». E immagina «una specie di rally con tre prove speciali: una in salita, una in piano e una in discesa. In Spagna ora va molto, prima o poi questa formula arriverà anche qui».

citazioni dal dossier AostaSera, 14 aprile 2023

…c'è chi resta…

Federica Barailler in gara alla La Thuile-Petosan
Federica Barailler Organizzatrice della La Thuile–Petosan, e atleta della Cogne già vincitrice del campionato

«Credo che uno dei problemi sia che chi decide nell'Avmap deve essere più elastico e ascoltare i consigli.»

Ha il doppio punto di vista di chi corre e di chi organizza. Sul suo evento: «Quest'anno in calendario ci sono ancora meno gare, se ne sono perse diverse di storiche. Ci sono tante concomitanze e non ci si mette d'accordo e, soprattutto dopo il Covid, i numeri sono bassi e gli organizzatori non ci stanno dentro con le spese. Io riesco grazie al contributo del Comune, ma l'anno scorso avevo solo una cinquantina di iscritti».

Il confronto col Piemonte è il più documentato di tutto il dossier: «Ho fatto diverse gare anche in Piemonte, nel Canavese, e lì si viaggia a una media di 300 iscritti. Le gare sono sotto la Uisp, che è più economica e ha vincoli meno stringenti rispetto alla Fidal, infatti il Tor du Château di Issogne è passato sotto la Uisp e l'anno scorso aveva quasi 200 iscritti perché prende anche il bacino canavesano. Il livello in Piemonte è più basso e le gare meno impegnative, non hanno le salite che ci sono qui. Però fanno più numeri, e per chi organizza è quello che conta».

E spiega perché la martze resta un caso a parte: «Per fare una martze devi essere allenato, mentre i trail e i vertical molti li fanno camminando. La martze è più competitiva, per arrivare sempre ultimissimo il rischio è che uno vada a correre da solo senza gareggiare».

«Spero che le martze si riprendano, tanti campioni sono nati da qui, è una tradizione che dura da 50 anni e un bel momento di festa e agonismo, sarebbe un gran peccato perderle».

citazioni dal dossier AostaSera, 14 aprile 2023

…e c'è chi arriva

La partenza della Vapelenentse, edizione 2022
Giovanni Ienaro Presidente ASD Inrun, circa 140 atleti — già organizzatrice del Grosjean Wine Trail

«Il format delle martze va rivisto e ringiovanito, è deprimente vederle morire così.»

Mentre due gare storiche si ritirano, la sua società prende in mano due gare del calendario: la cronoscalata Introd–Les Combes e La Vapelenentse. «Siamo una società che conta circa 140 atleti iscritti e che crede in questo tipo di attività, per questo abbiamo pensato di prendere in mano l'organizzazione di queste due gare, con il nostro stile».

Lo stile è dichiarato: «Speriamo di portare gente e fare festa come piace a noi, perché è così che lo sport va vissuto secondo noi: non una gara fine a se stessa ma eventi, enogastronomia e altro per coinvolgere più persone». A Introd affianca alla gara una camminata non competitiva con le guide turistiche, con partenza, arrivo e festa al Castello di Introd; a Valpelline cambia il percorso e slega la gara dalla sagra della seupa — per non pesare sulla pro loco e per fare qualcosa di nuovo, con musica e street food.

Sa già dove sbatterà: «Il grosso problema è che non c'è comunicazione tra tutti gli organizzatori. Anche le amministrazioni dovrebbero parlarsi: in Valle d'Aosta ci sono 74 comuni che vogliono usare lo sport come volàno per il turismo, ma bisogna parlarsi e lasciare da parte il campanilismo. Ci sono troppe gare e non tutte hanno lo stesso appeal». La sua conclusione operativa: per il Grosjean Wine Trail hanno capito che conviene lavorare a cadenza biennale.

citazioni dal dossier AostaSera, 14 aprile 2023

2–3.000 €La perdita per edizione dichiarata dall'organizzatore del Trofeo Baroli
10 €Il costo di iscrizione, a fronte di servizi e premi
44Le edizioni del Tor de Gargantua prima dello stop
74I comuni valdostani che vorrebbero usare lo sport come leva turistica